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Passato AI · Intelligenza Artificiale IN-PERSON Milano

Incontro 53 — AI Ethics – Quali domande porsi?

DATA
29 settembre 2023
SPEAKER
David Orban

Sull'evento

L'incontro affronta questioni etiche fondamentali relative allo sviluppo e al deployment dell'intelligenza artificiale. Viene analizzato il quadro normativo contemporaneo, le implicazioni di bias nei sistemi di AI, e le responsabilità etiche di individui, organizzazioni e legislatori nel governare la tecnologia intelligente.

I temi affrontati

  • Bias algoritmico e discriminazione nei sistemi di AI
  • Trasparenza, interpretabilità e accountability negli algoritmi
  • Normative sulla AI: GDPR, AI Act europeo, altre giurisdizioni
  • Responsabilità etica di sviluppatori, organizzazioni, legislatori
  • Impatto sociale della automazione su occupazione e diseguaglianze
  • Sorveglianza, privacy, e controllo sociale attraverso AI
  • Partecipazione democratica nel governo della tecnologia

Il racconto

Bias, discriminazione e equità algoritmica

I sistemi di intelligenza artificiale, per quanto sofisticati, sono creati da esseri umani e addestraati su dati storici che riflettono bias sociali preesistenti. Un classico esempio è quello di sistemi di riconoscimento facciale che mostrano tassi di errore significativamente più elevati per volti di pelle scura rispetto a volti di pelle chiara, a causa del sbilanciamento razziale nei dati di addestramento. Allo stesso modo, sistemi di valutazione del merito creditizio, diagnosi mediche, o scrutinio giuridico che impiegano AI possono perpetuare e amplificare discriminazioni storiche.

La questione etica centrale è che tali bias non sono semplici errori tecnici, ma manifestazioni di disuguaglianze sociali incorporate in sistemi automatizzati. Quando una giudice umana commit un errore giudiziario, la sua decisione può essere revocata in appello. Quando un algoritmo fa una classificazione errata su larga scala, l'errore colpisce potenzialmente milioni di persone, con scarse possibilità di ricorso. La scalabilità della tecnologia amplifica le conseguenze dell'ingiustizia.

Trasparenza, interpretabilità e responsabilità

Un principio fondamentale della governance etica della AI concerne la trasparenza: la capacità di comprendere e verificare come un sistema giunge alle sue decisioni. Tuttavia, molti sistemi di AI moderni, in particolare le reti neurali profonde, sono opachi: anche i loro creatori non possono determinare esattamente quale sequenza di operazioni porta a una classificazione specifica.

Ciò pone una domanda etica cruciale: come può sussistere responsabilità quando i processi decisionali non sono interpretabili? Se un'azienda impiega un algoritmo di AI che discrimina illegalmente, chi è responsabile: l'azienda, gli sviluppatori dell'algoritmo, i fornitori dei dati di addestramento, i ricercatori che pubblicarono l'architettura originale? La diffusione della responsabilità su molti attori rende difficile assegnare colpa e ottenere rimedi.

Quadro normativo globale

La risposta legislativa al fenomeno della AI è ancora in fase di costruzione. L'Unione Europea ha proposto l'AI Act, che classifica le applicazioni di AI secondo il livello di rischio e impone requisiti crescenti (trasparenza, tracciabilità, intervento umano) per le applicazioni ad alto rischio (quali quelle in ambito criminale o di welfare). Il GDPR, entrato in vigore precedentemente, pone diritti significativi su dati personali e richiede una certa forma di spiegabilità per decisioni automatizzate.

Altre giurisdizioni (Stati Uniti, Cina, Regno Unito) adottano approcci variegati. Gli Stati Uniti inclinano verso una regolamentazione leggera, basata su settore specifico (healthcare, finanza) e sul principio della responsabilità ex-post (affrontare danni dopo che sono accaduti). La Cina impiega AI estensivamente per sorveglianza e controllo sociale, con minori vincoli normativi. Questa frammentazione normativa crea sfide per le aziende globali e rischi di arbitraggio normativo, dove aziende si rilocalizzano in giurisdizioni con regolamenti più permissivi.

Impatto sulla occupazione e diseguaglianze

Uno dei problemi sociali più significativi della diffusione della AI riguarda l'automazione di lavoro. Diversamente da precedenti ondate di automazione, la AI ha il potenziale di sostituire non solo lavoro manuale ma anche lavoro intellettuale di elevata qualificazione. Studi economici suggeriscono che il 10-30% dei lavori odierni potrebbero essere significativamente automati nei prossimi due decenni.

Tale transizione potrebbe esacerbare diseguaglianze economiche, concentrando la ricchezza generata dalla produttività del lavoro automatizzato presso proprietari di capitale e sviluppatori di tecnologia, mentre i disoccupati e i lavoratori spostati rimangono marginalizzati. Le questioni etiche coinvolgono pertanto non solo gli effetti diretti della tecnologia ma anche le conseguenze distributive della sua adozione.

Sorveglianza e controllo sociale

Un utilizzo eticamente problematico della AI concerne il suo impiego per sorveglianza di massa. Sistemi di riconoscimento facciale, monitoraggio di media sociali, tracciamento di localizzazione, e profilazione predittiva creano la capacità tecnica di un controllo sociale totalitario. Alcuni stati già impiegano simili sistemi per reprimere minoranze etniche e movimenti di opposizione.

Anche in democrazie liberali, la raccolta e l'analisi dati massiccia pone rischi significativi per libertà di associazione, di espressione, e di movimento. Le aziende private che raccolgono dati comportamentali creano profili psicografici dettagliati che potrebbero essere sfruttati per manipolazione politica o commerciale.

Partecipazione democratica e governance

Una domanda etica centrale è: chi decide come viene sviluppata e impiegata la AI? Se le decisioni sulla tecnologia rimangono concentrate presso aziende private, governi autoritari, o tecnocrati non eletti, la AI si trasforma in uno strumento di concentrazione di potere. Una risposta etica possibile coinvolge maggior partecipazione democratica nei processi di governo della tecnologia: input da comunità colpite, dibattito pubblico sulla direzione della ricerca, e meccanismi di accountability che vincolano i creatori di AI alle comunità che la tecnologia interessa.

Questo richiede una democratizzazione della competenza tecnica e della partecipazione, affinché cittadini non-esperti possano engagiarsi significativamente nelle decisioni sulla AI che li riguardano.

Idee chiave

  • Il bias negli algoritmi è una manifestazione di disuguaglianze sociali preesistenti, non un semplice errore tecnico.
  • La trasparenza e l'interpretabilità degli algoritmi di AI sono prerequisiti per la responsabilità etica.
  • Il quadro normativo globale su AI è frammentato e in evoluzione, creando sfide per la coerenza e l'equità.
  • L'automazione della AI potrebbe esacerbare diseguaglianze economiche se non accompagnata da politiche redistributive.
  • La sorveglianza mediante AI pone rischi significativi per libertà democratiche fondamentali.
  • La governance della AI dovrebbe coinvolgere partecipazione democratica oltre ai soli esperti tecnici.

Riferimenti citati

  • GDPR — Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali.
  • AI Act europeo — Proposta legislativa per la regolamentazione dell'intelligenza artificiale.
  • Bias algoritmico — Distorsioni sistematiche negli output di algoritmi.
  • Riconoscimento facciale — Tecnologia di AI per identificazione di volti.
  • Reti neurali profonde — Architetture di AI con scarsa interpretabilità.
  • Profili psicografici — Modelli predittivi del comportamento e preferenze individuali.
  • Manipolazione politica — Utilizzo di dati e algoritmi per influenzare comportamenti elettorali.
  • Accountability — Responsabilità e rendizione di conti per azioni e conseguenze.
  • Democrazia e tecnologia — Interrogativi su governance democratica della innovazione tecnologica.

Speaker

DO
David Orban
Axelera × Singularity U Milan